
Torino, una devastazione annunciata: poliziotti sacrificati per salvare carriere e poltrone
Quella andata in scena oggi a Torino non è stata una manifestazione sfuggita di mano.
È stata una devastazione consapevolmente accettata, una carneficina professionale annunciata, l’ennesima prova che la vita e la dignità dei poliziotti vengono scientemente svendute da chi dovrebbe tutelarle.
Neppure durante le più dure stagioni di conflitto sociale, neanche negli anni delle lotte del ’68, si erano mai viste gestioni dell’ordine pubblico così pavide, approssimative e codarde. Allora lo Stato aveva una linea – discutibile o meno – ma aveva una responsabilità.
Oggi no: oggi regna il vuoto, la paura, l’assenza totale di comando.
Uomini e donne in divisa sono stati usati come scudi umani, mandati a fronteggiare situazioni esplosive senza direttive chiare, senza copertura operativa, senza una strategia, perché chi stava ai piani alti aveva un solo obiettivo: non sporcarsi le mani e non compromettere la propria carriera.
Questori, Prefetti e funzionari inermi per scelta, che impartiscono ordini dall’alto solo per tutelare se stessi, pronti a sacrificare reparti interi pur di poter dire domani: “io ho seguito la linea politica”.
Una linea che non tutela la sicurezza, ma l’opportunismo.
OSA Polizia denuncia con disgusto anche la corresponsabilità di sindacati ormai istituzionalizzati, diventati parte integrante del problema: strutture che cogestiscono con l’amministrazione, che conoscono perfettamente la realtà ma preferiscono tacere, barattando la pelle dei colleghi con tavoli, incarichi e pacche sulle spalle.
Il bilancio non cambia mai, perché nessuno lo vuole cambiare. Agenti che tornano a casa feriti, quando tornano. Turni disumani che logorano il corpo e svuotano la mente. Uno stress cronico normalizzato, trattato come se fosse parte del contratto. E intanto le famiglie restano sospese, a convivere con la paura, l’ansia e il silenzio delle istituzioni. Questo non è sacrificio: è abbandono.
E, come rituale finale, la solita elemosina economica: la “bustina” del Dipartimento, qualche euro per comprare il silenzio, archiviare le responsabilità e far finta che nulla sia accaduto.
OSA Polizia lo dice chiaramente: questa non è più incapacità, è una scelta politica e amministrativa precisa. Una scelta che mette in conto feriti, traumi e rischi di morte pur di mantenere equilibri, consensi e carriere.
Noi non ci stiamo più. Non accettiamo che l’ordine pubblico venga gestito dalla paura. Non accettiamo dirigenti che comandano solo quando c’è da proteggere la propria poltrona. Non accettiamo che la dignità dei poliziotti venga trattata come merce di scambio.
Qui si sta giocando con la vita delle persone.
E OSA Polizia non farà un passo indietro nel denunciare questo scempio istituzionale, fino a quando qualcuno non sarà costretto a risponderne davanti ai poliziotti e al Paese.
Aversa (CE) 31 gennaio 2026
Il Segretario Generale Nazionale
Antonio Porto
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