
QUANTO VALE LA DIGNITÀ DI UN POLIZIOTTO? DUE ORE DI STRAORDINARIO!
Poliziotti trattati come numeri: la deriva autoritaria del Dipartimento non è più tollerabile.
Da troppo tempo denunciamo con determinazione una situazione che ormai è sotto gli occhi di tutti: all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si sta consolidando una preoccupante deriva autoritaria e burocratica che mortifica la dignità e la professionalità delle donne e degli uomini della Polizia di Stato. Una gestione verticistica e autoreferenziale che comprime il confronto, ignora sistematicamente le legittime istanze del personale e riduce gli uffici a meri ingranaggi amministrativi, sacrificando il rispetto, la valorizzazione delle competenze e il benessere di chi ogni giorno garantisce la sicurezza del Paese.
Una deriva che va avanti da diversi anni che ha avuto il suo punto più alto durante il periodo della pandemia, quando molti poliziotti sono stati sottoposti a pressioni, discriminazioni e umiliazioni per aver difeso un principio Costituzionale fondamentale: la libertà di scelta. In quei mesi lo Stato ha dimenticato troppo in fretta chi, mentre il Paese era fermo, continuava a lavorare per garantire ordine e sicurezza.
Oggi quelle ferite sono ancora aperte.
C’è chi vive con preoccupazioni per la propria salute, chi porta addosso le conseguenze di decisioni imposte dall’alto e chi, purtroppo, non c’è più.
Eppure da parte di chi dirige non è mai arrivata una vera riflessione né tantomeno un’assunzione di responsabilità.
Nel frattempo ai poliziotti si chiede sempre di più e si restituisce sempre meno.
Alloggi collettivi di servizio che non rispettano nemmeno i minimi standard di dignità, minacce di sfratto per chi non si piega a determinate logiche, dichiarazioni istituzionali fuori luogo e una gestione del personale sempre più distante dalla realtà di chi lavora nelle strade, nelle stazioni, nei commissariati.
L’ultimo episodio arriva da Verona, dove i colleghi inviati in rinforzo per i servizi di vigilanza e prevenzione nelle stazioni ferroviarie in vista delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 si sono visti recapitare non ordini operativi ma limitazioni al lavoro straordinario: massimo due ore al giorno.
Due ore.
Ecco quanto vale oggi la dignità di un poliziotto per qualcuno nei palazzi dirigenziali della Polizia di Stato.
Una misura che ha il sapore dell’ennesima dimostrazione di incapacità gestionale.
Quando la programmazione fallisce, quando i fondi vengono gestiti male, quando manca visione organizzativa, la soluzione è sempre la stessa: scaricare le responsabilità sui poliziotti.
Secondo questa logica surreale, la colpa sarebbe dei colleghi che hanno lavorato prima, accusati di aver fatto “manbassa” di straordinari e di aver prosciugato il serbatoio per un evento mondiale.
È una narrazione offensiva e inaccettabile.
I poliziotti non sono il problema.
Il problema è una parte della dirigenza che ha smarrito il senso della realtà operativa e del rispetto verso il personale.
OSA Polizia non resterà in silenzio.
Mentre altri sindacati celebrano vittorie di facciata sui cosiddetti Decreti Sicurezza — provvedimenti che non garantiscono né maggiore sicurezza ai cittadini né maggiori tutele per chi la sicurezza la garantisce ogni giorno — noi continuiamo a fare ciò che un vero sindacato deve fare: difendere senza timori la dignità dei colleghi.
In questa vicenda, grazie al nostro autorevole intervento, per una volta abbiamo trovato dall’altra parte un dirigente che ha avuto il coraggio e il senso delle istituzioni necessari per fermare una decisione che stava per trasformarsi nell’ennesima umiliazione per il personale
A lui va il nostro riconoscimento.
Ma sia chiaro: la dignità dei poliziotti non può dipendere dalla sensibilità del singolo dirigente di turno. Deve essere un principio guida dell’intera Amministrazione.
Chi oggi siede nelle stanze del potere dovrebbe ricordare una verità semplice ma fondamentale:
le carriere, le poltrone e i gradi esistono grazie ai sacrifici quotidiani dei poliziotti che lavorano sul territorio.
Se qualcuno pensa di poter continuare a governare questo Corpo con logiche autoritarie, con decisioni calate dall’alto e con il disprezzo verso chi indossa la divisa, sappia che troverà sempre OSA Polizia davanti.
Senza paura.
Senza compromessi.
E soprattutto senza più silenzi.
Perché la Polizia di Stato non è proprietà di qualche burocrate di passaggio.
È patrimonio dello Stato e dei cittadini.
E la dignità di chi la serve non è negoziabile.
Aversa (CE) 06 Marzo 2026
Il Segretario Generale Nazionale
Antonio Porto
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