
LA POLIZIA DI STATO IMPUNEMENTE SVENDUTA ED UMILIATA
Fine del merito. Fine della formazione. Fine del futuro
L’incontro del 21 gennaio u.s. tra il Capo della Polizia e il fronte sindacale cosiddetto rappresentativo viene descritto come un momento di confronto. La realtà è ben diversa: si è trattato dell’ennesima ratifica di decisioni già assunte altrove. Un rituale stanco, in cui il dissenso viene neutralizzato e il sindacato degradato a funzione notarile di scelte che colpiscono sempre gli stessi: i poliziotti che lavorano, si formano e credono ancora che il merito debba contare qualcosa.
Da quell’incontro emerge con nettezza un modello fallimentare, che ha smesso di investire nel futuro della Polizia di Stato. Un modello che premia l’inerzia, penalizza la competenza e considera la formazione un ostacolo anziché una risorsa. Le carriere vengono gestite come pratiche burocratiche da smaltire in fretta, non come leve strategiche per costruire un’Istituzione solida, credibile e autorevole.
La logica imposta è quella dell’appiattimento sistematico verso il basso. Le promozioni non servono più a selezionare i migliori, ma a garantire avanzamenti automatici a chi è prossimo all’uscita, lasciando dietro di sé uffici svuotati, reparti cronicamente sotto organico e giovani poliziotti caricati di responsabilità enormi senza alcuna prospettiva di riconoscimento. È una scelta miope, utile solo a produrre consenso immediato nei palazzi, ma devastante sul piano operativo e strutturale.
La formazione, pilastro di qualsiasi Polizia moderna, viene scientemente sacrificata. Le qualifiche vengono svuotate di significato, la professionalità marginalizzata, il ruolo ridotto a una semplice etichetta priva di contenuto. Questo non è rinnovamento. Non è modernizzazione. È un arretramento culturale che mortifica il personale e indebolisce l’intera Amministrazione, mentre qualcuno continua a raccontarlo come un passaggio inevitabile o addirittura virtuoso.
In questo scenario, il silenzio e l’acquiescenza non sono neutrali: sono corresponsabilità. C’è chi preferisce non disturbare il manovratore, chi scambia la concertazione per sudditanza e chi confonde la rappresentanza con la gestione ordinata del declino. OSA Polizia rifiuta questo schema e lo denuncia senza ambiguità.
Il sindacato non nasce per accompagnare scelte sbagliate, ma per contrastarle. OSA Polizia respinge il ruolo di comparsa e rivendica la propria autonomia politica, culturale e sindacale. Non legittimiamo modelli che svendono il merito, non partecipiamo a operazioni di facciata utili solo a conservare equilibri interni e rendite di posizione. La nostra posizione è netta: stare dalla parte dei poliziotti, anche quando questo significa rompere una narrazione rassicurante costruita ad arte.
La Polizia di Stato non ha bisogno di scorciatoie né di promozioni automatiche. Ha bisogno di una visione seria e coraggiosa che rimetta al centro la professionalità, la formazione e una meritocrazia reale. In questa direzione si colloca il progetto di OSA Polizia sulla Riforma delle Carriere, pensato per restituire dignità ai ruoli, prospettiva alle nuove generazioni e solidità all’Istituzione, superando definitivamente logiche emergenziali, clientelari e di puro galleggiamento amministrativo.
Il progetto prevede la riduzione delle attuali 23 qualifiche a 5 qualifiche con ruoli unici dalla base: Agenti, Sovrintendenti, Ispettori, Commissari e Autorità di Pubblica Sicurezza. La progressione di carriera deve avvenire tramite concorsi per esami (prova scritta e orale) e titoli, valutati sulla base dell’effettivo impiego tecnico-operativo e dei servizi svolti. Centrale è l’investimento sulla figura degli Ispettori, con formazione specialistica da Tecnici delle Indagini, l’abolizione della Legge Vassalli-Pisapia e l’introduzione di percorsi formativi triennali con il conseguimento di una mini laurea in Tecniche Investigative e Criminologiche.
Mentre il modello emerso dall’incontro tra il Capo della Polizia e le OO.SS. rappresenta una scelta politica sbagliata e dannosa, che va respinta con la massima fermezza. OSA Polizia lo contrasterà senza alcuna esitazione, senza arretramenti e senza compromessi, perché il futuro della Polizia di Stato non può essere sacrificato sull’altare di riforme calate dall’alto e di accordi che ignorano il personale. Il silenzio e la complicità non sono un’opzione: opporsi è un dovere.
E resta, oggi, una delusione profonda e amara. Una delusione che riguarda direttamente il Capo della Polizia, il “super poliziotto”, da cui non ci saremmo mai aspettati l’avallo a questo scempio. Non ci saremmo mai aspettati che proprio chi incarnava l’idea di una Polizia fondata su professionalità e rigore potesse accettare — o peggio legittimare — la demolizione del merito, della formazione e del futuro della Polizia di Stato.
Né complici, né spettatori. Dalla parte del merito. Dalla parte del futuro.
Che il Futuro Ci Sia Amico
Aversa (CE), lì 25 gennaio 2026
Il Segretario Generale Nazionale
Antonio Porto
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