C’è un limite oltre il quale il silenzio non è più prudenza. Diventa abbandono, diventa resa, diventa una ferita inferta a chi ogni giorno indossa una divisa, rischia sulla strada, difende i cittadini e rappresenta lo Stato anche nei momenti più difficili.
OSA Polizia assiste con rabbia e profonda indignazione al clima sempre più ostile, feroce e disumano che si sta alimentando nei confronti delle Forze dell’Ordine e, in modo particolare, della Polizia di Stato, troppo spesso esposta alla gogna mediatica prima ancora che un giudice abbia accertato eventuali responsabilità.
Oggi basta un’indagine, basta un’ipotesi accusatoria, basta una richiesta cautelare perché un poliziotto venga immediatamente trascinato sulla pubblica piazza, indicato come colpevole, delegittimato davanti ai cittadini, umiliato davanti alla propria famiglia e demolito nella propria dignità personale e professionale.
Una richiesta cautelare non è una sentenza, un’indagine non è una condanna e un poliziotto indagato non può essere trattato come un colpevole.
Eppure, quando a finire nel tritacarne giudiziario e mediatico è un uomo o una donna della Polizia di Stato, sembra che ogni principio dello Stato di diritto venga improvvisamente sospeso. La presunzione di innocenza, tanto invocata per altri, sembra diventare carta straccia quando riguarda chi ogni giorno serve lo Stato, affronta violenza, degrado, criminalità, emergenze e responsabilità enormi con stipendi indegni, mezzi spesso inadeguati e tutele insufficienti.
È vergognoso assistere alla diffusione di comunicati stampa che annunciano richieste di arresti domiciliari nei confronti di un poliziotto ancora presunto innocente. È devastante vedere come una persona possa essere esposta pubblicamente, marchiata, isolata e condannata agli occhi dell’opinione pubblica prima ancora che esista una verità processuale.
Perché quando, magari dopo anni, arriverà un’assoluzione, nessun comunicato stampa restituirà a quel poliziotto la serenità familiare distrutta, nessun titolo di giornale gli restituirà l’onore calpestato e nessuna rettifica potrà riparare notti insonni, umiliazioni, sospetti, dolore e reputazione compromessa.
OSA Polizia non chiede impunità, non la vuole e non la invocherà mai. Chi sbaglia deve rispondere delle proprie condotte nelle sedi competenti, ma ciò che pretendiamo è rispetto, equilibrio, garanzie e l’applicazione anche per i poliziotti di ciò che vale per ogni cittadino: la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Se vi sono esigenze investigative, ragioni di opportunità o necessità organizzative, l’Amministrazione dispone già di strumenti adeguati, quali trasferimenti, impieghi interni, destinazioni temporanee e mansioni non operative. In Italia non mancano certo poliziotti utilizzati in incarichi lontani dalle proprie qualifiche e dalle reali esigenze della sicurezza, e uno in più o uno in meno non cambierebbe le sorti della sicurezza nazionale.
Eppure, quando si tratta di un poliziotto, sembra prevalere sempre la misura più invasiva, più umiliante e più distruttiva, quella che colpisce non solo la persona, ma anche la sua famiglia, la sua immagine, la sua storia e la sua divisa.
Il punto vero, allora, è uno solo: qual è il disegno? Perché non può più apparire casuale questo clima di delegittimazione costante che colpisce le Forze dell’Ordine e, in modo particolare, quasi chirurgico, la Polizia di Stato. Non può essere casuale la facilità con cui un poliziotto viene esposto alla gogna, isolato, sacrificato mediaticamente e lasciato solo proprio nel momento in cui avrebbe maggiore bisogno di equilibrio, tutela e rispetto.
Sembra emergere un disegno preciso: indebolire moralmente chi garantisce l’ordine democratico, fiaccare la dignità di chi indossa la divisa e trasformare il poliziotto da servitore dello Stato a bersaglio permanente, da presidio di legalità a capro espiatorio da offrire all’opinione pubblica.
E se questo è il disegno, OSA Polizia lo denuncia senza esitazione. Si sta colpendo la Polizia di Stato nella sua credibilità, nella sua autorevolezza, nella sua funzione democratica e nella sua umanità. Si sta tentando di rendere più fragile chi ogni giorno regge sulle proprie spalle la sicurezza dei cittadini.
Ma una Polizia di Stato delegittimata, umiliata e abbandonata non rende più forte la democrazia. La rende più debole, la espone, la svuota e la consegna al caos, alla paura e alla sfiducia nelle Istituzioni.
A rendere tutto ancora più grave è il silenzio assordante del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Un’Amministrazione seria collabora con la magistratura, ma non abbandona i propri dipendenti; non interferisce con le indagini, ma tutela la dignità dei propri uomini e delle proprie donne; non ostacola l’accertamento della verità, ma ricorda al Paese che nessuno può essere trattato da colpevole prima di una condanna definitiva.
Il silenzio non è neutralità, non è equilibrio e non è senso delle istituzioni. Il silenzio, quando un poliziotto viene dato in pasto alla gogna mediatica, è abbandono. E questo abbandono è inaccettabile.
Ai poliziotti si chiede tutto: coraggio, lucidità, sacrificio, equilibrio, disciplina, responsabilità e disponibilità permanente. Si chiede di intervenire quando gli altri scappano, di rischiare quando gli altri osservano e di rappresentare lo Stato anche nei momenti più difficili, più violenti e più ingrati.
In cambio ricevono stipendi tra i più bassi, mezzi spesso inadeguati, organici insufficienti, turni massacranti e rinnovi contrattuali presentati come conquiste mentre somigliano sempre più a elemosine istituzionali. Ricevono pacche sulle spalle quando servono, silenzio quando vengono colpiti e distanza quando hanno bisogno di essere difesi.
Questa non è tutela, non è giustizia e non è dignità.
OSA Polizia denuncia con forza questo attacco culturale, mediatico e istituzionale alla dignità delle donne e degli uomini della Polizia di Stato e delle Forze dell’Ordine. Chiama direttamente in causa il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, perché non basta amministrare il personale: bisogna anche difenderlo quando viene esposto, delegittimato e lasciato solo.
Chi indossa una divisa non è carne da macello. Chi serve lo Stato non può essere abbandonato dallo Stato. Chi difende i cittadini deve essere difeso dalle Istituzioni.
OSA Polizia non resterà in silenzio, non arretrerà e non farà sconti a nessuno, perché la dignità dei poliziotti non è negoziabile, la presunzione di innocenza non può valere a corrente alternata e colpire la Polizia di Stato significa colpire uno dei pilastri della democrazia.
Senza rispetto per chi difende lo Stato, lo Stato perde se stesso.
Che il Futuro ci sia Amico!
Aversa (CE), lì 10 luglio 2026
La Segreteria Nazionale
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